Le Stagioni di mezzo

Ci sono dei momenti dove sento la spinta a scrivere e oggi 5 marzo 2026 è uno di quei giorni. Vivo in campagna da 25 anni e mai come in questi anni ho imparato giorno per giorno. Non è ancora tempo di primavera, ma la luce è già cambiata, e i nostri cavallo danno i loro segnali, non è più inverno, e vivendo liberi nei paddock si muovono più agilmente; forse il tempo del fango invernale sta per finire. Così si colgono segnali nell’aria di un imminente cambiamento, ma è qualcosa che non è ancora successo, sta per accadere. Ed è un momento per me magico. È il tempo dell’attesa… è in questo preciso momento che il freddo dell’inverno perde la sua forza e la sua certezza. Si fa meno franco, si affievolisce e lascia spazio ad altro che sta per rivelarsi. A volte le giornate sono ancora grigie, ma più sfumate, più leggere, non così plumbee come a gennaio. Si percepisce il cambiamento che sta per arrivare anche se non si vede ancora, ma appena il sole sbuca si sentono già i suoni della natura. Gli uccellini che tornano a farsi sentire, il mandorlo che fiorisce per primo donandoci il suo candore, gli insetti che si sono riparati sotto terra, che sentono il calore e tornano a salire verso la vita, e gli sbruffi dei cavalli che si attivano con gioia. Il mondo cambia in modi precisi e noi possiamo imparare a leggerli se smettiamo di guardare solo le cose grandi. È il presentimento della primavera, che richiede un livello di percezione raffinato. Sentire prima di poter sapere dire cosa. Un momento di sospensione che mi ricorda le sensazione di quando si monta a cavallo in Alta Scuola. È questa la bellezza di osservare l’attesa dei cambiamenti nelle stagioni di mezzo. Come nell’Equitazione di Alta Scuola, presti attenzione alla preparazione, al “sueltar”, come dice il nostro maestro spagnolo, sciogliere, decontrarre la bocca del cavallo affinché ci si doni con leggerezza e ci si trovi in armonia in un corpo unico che si muove danzando. Ed è precisamente la stessa sensazione di questi primi giorni di marzo, si creano i presupposti, si predispone la scena che verrà e ci si fa da parte nel tempo dell’attesa, la magica sospensione del tempo dell’orologio, il Cronos, e ci si lascia andare al Kairos, il tempo significativo, il tempo dedicato. E ognuno di noi può ritrovare la propria luce, nei ricordi ripetuti che non collochiamo nel tempo, ma che ritroviamo ogni volta. Cogliere i cambiamenti di questi giorni è un ciclo che si ripete, ma che si rivela diverso ogni anno, perché ogni anno ci trasforma e ci approfondisce, e noi come bambini lo aspettiamo ogni anno. Fermiamoci ad aprire le nostre finestre, soprattutto quelle interiori, guardiamo senza trattenere, affiniamo il nostro sentire.  Intanto mi godo questo momento insieme ai miei cavalli, perché voglio cogliere il momento preciso in cui la terra, la natura smette di aspettare. C’è tanta vita che ci aspetta!