La vulnerabilità ci rende liberi

La via della vulnerabilità ci rende liberi.
Quando riconosciamo e accettiamo le nostre vulnerabilità smettiamo di fingere, soprattutto con noi stessi.
Ci diamo valore.
Iniziamo a darcelo, se non lo abbiamo mai fatto prima. Abbandoniamo il controllo, la trappola dell’illusione del controllo, socialmente approvato purtroppo, e che ci fa nascondere le nostre ferite dietro a maschere di approvazione. Apparentemente accettati, nascondendoci a noi stessi. Apparenza e inconsistenza.
Così ci perdiamo.
Così accumuliamo segreti e vergogna mascherando la nostra vera identità e umanità. Molto perfetti nei selfie, amputando dall’interno le nostre verità, le “vere verità” come dicono i bambini quando sanno che stiamo mentendo e si accertano che non lo facciamo in quel momento. Loro lo sentono, noi fingiamo di non vedere e, nascondendoci a noi stessi, accumuliamo e stratifichiamo sofferenza.
Ci mutiliamo di dentro cercando l’impeccabilità.
Ascoltare le nostre vulnerabilità ci libera dal ricatto della perfezione, che non esiste. Non diventiamo più fragili, se ci mostriamo come siamo, con le nostre imperfezioni e le nostre preziose cicatrici che ci rendono unici.
Togliere le maschere (sì perché possono essere tante, quelle nelle relazioni personali, quelle nella vita lavorativa… sono solo alcuni esempi) richiede coraggio, il coraggio di vedersi, di accettarsi, prima di mostrarsi agli altri per come si è, non per come ci vogliono.
È un atto di resistenza, dovuto al nostro sé, quindi apriamo la gabbia in cui spesso ci mettiamo da soli prima ancora che lo faccia qualcun altro.
Mostrandoci e mostrando la nostra umanità ci liberiamo dal timore del giudizio, sociale, culturale e nostro in primis.
Accettare la nostra vulnerabilità ci libera dalla vergogna e ci rende più forti oltre che più veri. Forse saremo meno omologati, meno manipolabili, magari un po’ scomodi, ma saremo autentici e liberi.